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Dieci anni fa l’avvio dell cellule di evangelizzazione in Ticino; nel 2019 la nascita dell’Associazione Aggelia che «favorisce e sostiene nuove forme per trasmettere la fede». Il presidente don Gabriele Diener fa il punto di questa importante iniziativa presente in diverse parrocchie della diocesi.

Don Gabriele, come è iniziato il percorso delle cellule in Ticino?

Proprio quest’anno abbiamo raggiunto i dieci anni dall’inizio di questa esperienza. Era il 2013 quando nelle mie due parrocchie partivano le prime cellule parrocchiali di evangelizzazione in Ticino. L’intuizione è nata in modo del tutto naturale visto che è sotto gli occhi di tutti la fatica diffusa di coinvolgere gli adulti nelle nostre comunità parrocchiali. Partecipando ad un forum internazionale a Milano nel 2012, scoprii che esisteva già da anni un approccio innovativo di evangelizzazione che faceva riferimento alla parrocchia e che si era diffuso in tutto il mondo. Era il sistema internazionale delle Cellule parrocchiali di Evangelizzazione, metodo poi approvato ufficialmente da papa Francesco nel 2015.

In questi dieci anni quante cellule sono nate e come si è sviluppato questo percorso?

Attualmente sono attive una decina di cellule che in totale coinvolgono poco meno di un centinaio di persone. Si tratta di un metodo che può essere accolto a condizione che ci sia il passaggio da una visione ad un’altra di parrocchia. Che cosa intendo dire? Oggi corriamo il pericolo di usare la parola «evangelizzazione» come uno slogan privandola di tutto il suo vero valore e potenziale kerygmatico. A mio parere, la parrocchia non deve più essere considerata come semplice struttura che svolge una serie di compiti, bensì come luogo missionario che gira intorno all’esperienza battesimale e al cammino formativo di discepoli- missionari.

Qual è lo scopo di una cellula? Come si strutturano gli incontri?

La cellula, lo dice la parola, è un frammento della comunità parrocchiale, i cui membri testimoniano e annunciano la loro fede. Lo scopo può essere riassunto con quattro verbi: servire, condividere, spiegare, inviare. Innanzitutto il servizio, ovvero il farsi prossimo e costruire ponti di amicizia con persone lontane attraverso un aiuto concreto. Condividere poi quel poco di Gesù che si conosce. Spiegare in seguito le ragioni della propria fede e speranza. Infine invitare alla cellula favorendo una relazione personale con Cristo. Gli incontri prevedono sette distinti momenti che vanno dalla preghiera di lode, alla condivisione della propria vita di fede, alla formazione teologica e biblica, alla preghiera di intercessione e guarigione.

Elemento fondamentale della cellula è il fatto di essere guidata da laici…

Esattamente; le cellule parrocchiali appartengono ad una realtà laicale, pur sotto la guida e la coordinazione del parroco. Egli infatti non partecipa direttamente agli incontri ma segue e incoraggia le persone a vivere il loro compito missionario e di evangelizzazione all’internodellaparrocchia.

Cosa significa oggi la parola evangelizzazione?

L’argomento è talmente ampio che diventa riduttivo provare a rispondere in poche righe. Mi preme piuttosto ribadire quanto già detto. Le cellule fanno parte di una nuova esperienza che non entra in nessuna categoria attualmente conosciuta nella Chiesa. Se la vogliamo abbinare a qualche struttura o istituzione ecclesiale, dobbiamo parlare solamente della parrocchia e di niente altro. Infatti questa è l’identità delle Cellule di evangelizzazione.

Cosa augura per il futuro delle cellule in Ticino?

Che si abbia maggior coraggio ad uscire da una visione tradizionale di parrocchia, che può certo dare una maggiore anche se apparente sicurezza, per entrare in una visione di parrocchia cellulare.

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